Lucia, 63 anni: come il volontariato le ha cambiato la vita - Menopausa

Lucia, 63 anni: come il volontariato le ha cambiato la vita

Nov 14, 2017
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Raccontare la propria storia personale non è mai facile, soprattutto quando dobbiamo parlare dei nostri problemi, delle nostre ansie e delle nostre difficoltà quotidiane. Non so a voi ma a me è capitato spesso di trovarmi davanti persone che non erano minimamente interessate ad ascoltare le mie lamentele sulla vita e, meno che mai, sulla menopausa. E visto che raccontare le proprie vicende a qualcuno non è mai così facile, scriverle può essere una valvola di sfogo priva di qualsiasi giudizio da parte degli altri.
Perciò, esattamente come per le donne che prima di me hanno utilizzato la sezione di questo sito, vorrei condividere la mia esperienza con coloro che, senza sguardi scocciati e finti sorrisi, possono dedicare un po’ di tempo alla lettura, per trarne un beneficio, un incoraggiamento e magari persino un insegnamento.

Cominciamo dall’inizio.
Mi chiamo Lucia e ho ben (spero di non essere la più vecchia a scrivere) 63 anni. Alla mia età si ha di solito una visione del mondo, ma soprattutto della propria vita, come dico io, un po’ più “oggettiva”: si sono vissute tante esperienze, alcune belle, altre bellissime, altre bruttissime; si sono superati momenti bui e si sono vissute situazioni indimenticabili; ma soprattutto si sono vissute diverse “fasi” della nostra vita caratterizzate da qualcosa in particolare, come il periodo della scuola, quello degli studi universitari, quello dei primi anni lavorativi e della prima casa con il proprio compagno, quella del matrimonio e quella dei figli da crescere, fino ad arrivare a quella dei figli che diventano grandi e lasciano casa. E poi? Poi, per rientrare nel tema, arriva la fase della menopausa.
Non ricordo moltissimo di quel periodo (sono un po’ in là con l’età, forse oramai nella cosiddetta fase di postmenopausa) ma so per certo che, all’epoca, non deve essere stato facile per mio marito sopportarmi. Litigavamo spesso e ora, leggendo un po’ di articoli qua e là, mi rendo conto di essere stata, con molta probabilità, “vittima” di incredibili sbalzi di umore, depressione, e perché no, mettiamoci anche “calo del desiderio sessuale”, come viene definito in termini più scientifici. Quindi, nonostante di mezzo ci fosse il carattere opposto al mio di mio marito e la casa ormai vuota e silenziosa dopo il trasferimento dell’ultimo figlio, ammetto di aver “sofferto” l’entrata in menopausa e credo fosse intorno ai 48 anni.
In ogni caso, sbalzi ormonali o no, la mia vita era entrata in una nuova fase, che in un modo o nell’altro avrei dovuto accettare, come, immediatamente dopo, avrei dovuto accettare il cancro di mio marito, e la sua morte nel giro di pochi mesi.

Non so quante di voi hanno perso il proprio compagno e come hanno vissuto tale momento, ma per me è stato, oltre che un dolore immenso, l’aggiunta di un ulteriore vuoto nella mia esistenza, il rendersi conto di trovarsi in quella nuova “fase” che non volevo assolutamente vivere e in cui, a banalità come un corpo che cambia, la ciccia che aumenta, l’insonnia notturna, le vampate di calore senza senso, si somma la consapevolezza di una vita che si avvicina al termine, ma soprattutto una vita in cui non è più presente una delle persone più importanti. È stato in quel periodo che ho cominciato a chiudermi in casa per intere giornate, con i miei figli che tentavano di farmi uscire e farmi tornare alle normali attività di sempre, come anche il semplice fare la spesa.

Sempre in quel periodo ho cominciato a lasciarmi andare: mangiavo sregolatamente, ingrassavo e non mi importava; niente attività fisica, niente vita sociale e un senso di apatia continua verso tutto (forse la classica stanchezza cronica in menopausa?). Insomma, ero arrivata a pensare che quella fase della mia vita, probabilmente l’ultima, poteva anche non essere vissuta. Al diavolo la menopausa, postmenopausa e al diavolo tutto il resto. Ero solo tanto stanca e demotivata.

Un giorno, il caso ha voluto che una mia amica di vecchia data (Gina) venisse a casa a trovarmi e a “scuotermi” dallo stato in cui mi trovavo. Gina la conosco da anni, siamo amiche dai tempi dell’università e anche lei ha perduto suo marito. A differenza mia è una persona giocherellona che sa sempre trovare il lato positivo delle cose e la soluzione a tutti i problemi. E così è stato anche quel giorno in cui mi ha parlato della sua nuova esperienza con il volontariato. Sembrava entusiasta mentre mi raccontava di come finalmente avesse ritrovato l’energia e la motivazione giusta per affrontare la sua vita senza suo marito. In quel periodo soffrivo di stanchezza cronica e del tipico aumento di peso in menopausa, tanto che ricordo ancora la mia risposta alla sua domanda “Perché non cominci il volontariato anche tu?” “Sto continuando ad ingrassare, tra poco non passero neppure più dalla porta del centro di sostegno per donne obese…”. Beh, ringrazio il cielo che Gina non si sia arresa di fronte ai miei “capricci” di allora: alla fine, il giorno dopo ero già con lei in marcia verso il centro di volontariato per donne vittime di violenze. E quello dopo ancora ero dietro un bancone a servire pasti caldi, e quello dopo ancora a distribuire volantini contro la violenza.
Io, la persona affetta da fastidiosi sintomi, assolutamente preda di disturbi classici come gli sbalzi di umore in menopausa, stanchezza cronica e aumento del peso, aveva cominciato a fare volontariato.
E avete presente quelle cose che iniziate dicendovi che tanto non riuscirete a portarle a termine e che vi vedranno sconfitte nel giro di qualche mese? Ecco, sappiate che con l’inizio del volontariato, che ad oggi dopo più di 10 anni non ho più lasciato, è iniziata finalmente una nuova fase della mia vita. È probabile che nei mesi successivi a quel giorno, con lo stabilizzarsi dei livelli ormonali, i miei sintomi da menopausa siano man mano scomparsi, come è altrettanto probabile che, come credo, la mia mente abbia cominciato a vedere le cose in modo diverso e il mio corpo ne abbia conseguentemente beneficiato. Nel giro di 9 mesi ho perso molti chili, le vampate sono scomparse, la mattina mi sentivo talmente carica da non veder l’ora di arrivare al centro e, il mio sorriso, come descritto dai miei figli, era a 360 gradi. Non so quante di voi hanno provato l’esperienza del volontariato ma sentirsi utili per qualcuno è in grado di riempirci la vita come non mai. E dopo tristi e vuote giornate chiusa in casa, ogni giorno, con il ricordo di mio marito sempre nel cuore, ho ricominciato ad uscire, a socializzare, a ridere e scherzare con chi avevo intorno. Grazie al volontariato ho conosciuto tante brave donne, persone umili che mi hanno arricchito interiormente e che mi hanno fatto capire che non sono certamente i sintomi della menopausa a far “finire” la nostra vita, né la morte di nostro marito. Lui vive ogni giorno nei gesti che compio e nei miei ricordi più belli e sono certa che, se fosse stato ancora vivo, vedermi buttata in casa in quel modo sarebbe stato motivo per un altro litigio dei nostri.

Il volontariato mi ha davvero cambiato la vita, facendomi capire innanzitutto che, qualsiasi fase della vita affrontiamo, il suo esito e le sue difficoltà dipendo prevalentemente da ciò che vogliamo, dalla nostra mente. A volte basta cambiare punto di vista ma soprattutto, basta impegnarsi in qualcosa che ci faccia sentire realizzati, che dia importanza al nostro essere donne e persone. È in quel momento che i nostri dolori più grandi si spostano un po’ più in fondo al nostro cuore, ed è in quel momento che i banali sintomi della menopausa scompaiono del tutto.

Lucia

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